Da Ponte, il dissoluto redento
La doppia catarsi della drammaturgia
Un saggio di Alessandro Zilli
Il concept

Lorenzo Da Ponte fu molte vite in una: Emanuele Conegliano, ebreo convertito; seminarista senza vocazione; sacerdote irregolare; seduttore, pedagogo, avventuriero veneziano; uomo processato e bandito; poeta dei tre capolavori mozartiani; emigrato, marito, padre, professore e promotore della cultura italiana a New York.
Questo saggio rilegge il Don Giovanni da una prospettiva diversa. Non parte dal genio di Mozart, che resta naturalmente la grande voragine musicale dell’opera, ma dal filo più scoperto e narrativamente compromesso che lega Da Ponte al dissoluto: il desiderio, la maschera, la colpa, la fuga, il processo, la punizione, il bisogno di salvarsi attraverso il racconto.
Da Ponte non è Don Giovanni. Sarebbe troppo semplice. Ma conosce dall’interno la materia di cui Don Giovanni è fatto. La conosce nella propria biografia e la trasforma in teatro. Poi, molti anni dopo, nelle Memorie, la trasforma di nuovo in letteratura. Don Giovanni precipita perché non sa raccontarsi. Da Ponte invece attraversa il proprio inferno e lo converte in forma, memoria, libri, trasmissione culturale.
Attorno a lui si muovono gli altri convitati: Mozart, Leopold, Casanova, Leporello, il Commendatore, Nancy Grahl, Manuel García, la Malibran, Nuova-Jorca. Ma il protagonista di questa lettura è Da Ponte: un uomo irregolare, inquieto, teatrale, quasi rock nella sua capacità di cadere, migrare, reinventarsi e lasciare dietro di sé non solo scandalo, ma lingua, poesia e biblioteca.
Il dissoluto punito è Don Giovanni.Il dissoluto redento è Da Ponte.
Questo documento presenta esclusivamente il concept editoriale e non riproduce il testo integrale del saggio.